La non-arte a menadito
i Santini Del Prete incontrano menadito


Lungo le rotte creative indipendenti della penisola italica, nell’estate del 2008 i Santini Del Prete incrociano il combo menadito, piccola congrega di anime volanti native della pedemontana vicentina. Le gesta dei due cavalieri dell’ordine ferrato e binario, da sempre dediti all’obliterazione sistematica, nonché all’incursione ludica nell’establishment dell’arte, ben si conciliano con le manipolazioni non ortodosse del menadito, libera associazione che pratica la non-visibilità come sostanza del visibile. Il sodalizio è all’alba del suo fiorire. Le parti intuiscono che ci sono ampi margini di compenetrazione e redenzione.
L’intuizione parte, e non potrebbe essere altrimenti, dalla stazione ferroviaria di Rosignano Marittimo. I Santini Del Prete, in qualità di “non-artisti”, lanciano la (pro)vocazione testuale -“la non-arte a menadito”-.
In una temperata notte di dicembre, a ridosso dell’immacolata concezione, i nostri si procurano un pappagallo orientale sufficientemente addestrato e, con la massima esattezza, sospinti dal metronomo vocale beuysiano impartiscono una lezione pubblica sul significato di non-arte. Alcuni membri del menadito presenti alla seduta sciamanica e pappagallica, colti da malore estatico consultano le falangi medie di ogni singolo associato e, dopo giorni di autentiche sedute culinarie a base di erbe curative, rispondono all’invito con il “santino del menadito”. Una vera e propria “preghiera visiva” sul modello degli ex-voto, come omaggio devoto all’instancabile verve creativa dei non-artisti ferrovieri.
Dalla combinazione astrale nonché climatica tra “non-arte” ed “ex voto”, si configura una nuova e inaspettata costellazione degna delle più avvincenti rotte ieratiche di ogni fervente pellegrino.
La non-arte a menadito è un fatto di suprema e caparbia visione.

Sir Beamon Lotell

menadito menadito

menaditomenadito con Titti Pretto e Ignazio Lago

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